La Rubrica di Mara Morini – TUTTA COLPA DEGLI ALTRI

21 ottobre 2014 7 commenti

E lo schiaffo è arrivato. Il Valentini e Sacco si sentivano bruciar la pelle già da una settimana buona. Perché è da subito dopo l’audizione con la Commissione internazionale che hanno tentato di prepararci a quello che sarebbe stato “lo schiaffo ad una città ferita”, con i rumors e le sensazioni che hanno colto nelle parole dei commissari, celando la verità dietro frasi sibilline: Siena non ha dimostrato di essere europea con progetti validi e di matrice culturale internazionale. Ma quali padri rinnegherebbero i propri figli? E quali amministratori potrebbero essere cosi trasparenti da ammettere la semplice verità, cioè che altri sono stati più bravi? Perché dare sempre la colpa ad altro o altri e non riconoscere di aver fatto l’ennesimo buco nell’acqua?

Avremmo voluto tutti veder splendere i colori delle nostre contrade e abbracciarci per la vittoria.

Avremmo voluto essere noi a gioire del verdetto, a riversarci per le strade e le piazze a fare festa per tutta la notte e stavolta tutti insieme, a prescindere dalle opinioni o idee politiche, tutti per un unico vincente: la nostra Città.

Ma i sentori c’erano. Già il Valentini e il prof. Sacco i remi in barca li avevano tirati su da una settimana buona, dalle interviste si percepiva che qualcosa era cambiato, la comunicazione era diversa rispetto a quella spavalda delle settimane precedenti; cioè da quell’incontro con la Commissione che, diciamolo pure, non deve essere andato molto bene.

Ma il coraggio di esternarlo é mancato, come sempre. Solo gli amministratori intellettualmente corretti, i grandi uomini che non hanno nulla da temere, possiedono il coraggio di metterci la faccia… e non credo sia questo il caso.

La nostra corsa sul tufo ci insegna che non sempre è il più bravo a primeggiare e che la sorte può essere cieca e beffarda.

Ma che almeno questa volta Siena non si accontenti di frasi retoriche e di rassegnazione, perché in nulla la sorte ha ruolo quando le regole del gioco vertono sulle capacità politiche e amministrative.

Mara Morini in allenamento… Non la fate arrabbiare!!!

Mara Morini in allenamento… Non la fate arrabbiare!!!

Amministrare bene non è avere dalla propria parte la dea bendata; saper condurre politiche e strategie per lo sviluppo del territorio non è una lotteria.

Mia cara Siena non prendertela con la sorte, né con la città di Matera, ritenuta dai commissari, secondo il Valentini, come la città con più problemi, né con i giudici ingiusti, ma volgi l’attenzione agli incapaci condottieri che in questi giorni ti han lasciata sola nel tuo dispiacere.

Questa Amministrazione e il direttore di candidatura pensavano si stesse giocando a poker: fasi e progetti segreti e poco trasparenti.  Il BID BOOK disponibile alla visione solo dal giorno del verdetto finale… Al di là delle personali opinioni, quale partecipazione attiva della cittadinanza poteva esserci senza la condivisione dei progetti?

Dopo la sconfitta sveliamo costretti le carte? I condottieri avevano paura delle critiche dei cittadini o delle forze politiche?  Ma per un tale progetto le possibili critiche non sarebbero state costruttive invece?

Solo adesso si illustra ai cittadini la bontà delle idee? E poi elogiamo l’approvazione di un regolamento per la collaborazione della cittadinanza attiva ai beni comuni… ma qui si predica bene e si razzola male!

Per non parlare poi dei “10 moschettieri”! 10 giovani preparati sicuramente, con una grande responsabilità dinanzi alla cittadinanza a dover essere interrogati al Ministero dei beni culturali sulla Candidatura della  Città, rivestendo pertanto  funzioni di rappresentanza, i cui nomi e qualità sono rimasti più o meno secretati! Come sono stati scelti allora mi domando, con quali modalità?

Non è la sconfitta che brucia e mi unisco al Santo quando dice che non sapremo imparare neanche da questa.

Nelle  competizioni c’è chi vince e c’è chi perde. Ma è  come arriva questa sconfitta. Accettiamo concittadini di sentirci ancora dire dal Valentini che i senesi si sarebbero stupiti se Siena avesse vinto il titolo di Capitale europea della cultura 2019?

Ma allora cosa si è candidata a fare la Città?  Perché sono stati spesi soldi pubblici per l’organizzazione di eventi di promozione della candidatura?  Forse per mantenere quello che ormai è un sistemino a Siena? La promozione della candidatura ha seguito l’iter degli aiuti agli amici come  quasi tutte le altre iniziative di promozione turistica e del territorio? Vogliamo parlare di quello che mi permetto di definire lo scandalo del Mercato nel Campo anno 2013 che mi auguro non si perpetui per il 2014 con l’oblazione alla Confesercenti dopo aver speso almeno 70.000 euro di entrate comunali? Quanto dobbiamo continuare che omuncoli da nulla spadroneggino facendo fare tutto ciò che vogliono a colui che dovrebbe guidare la città?

E questo BID BOOK esaltato sinora come il Sacro Graal all’indomani si riduce ad un “non dovevamo dimostrare di avere un grande progetto”?

E cosa dovevamo dimostrare sig. Sindaco se non un grande progetto? Poi però si dà risposta al perché il BID BOOK sia rimasto segreto dicendo che si aveva paura che le altre 5 candidate facessero le “copione”! Le copione di un misero progetto allora!

Mia amatissima Siena ferita tu potrai guarire  comunque se capirai che non devi più salvare nessuno in nome della stabilità politica necessaria per il sostegno alla candidatura la cui riuscita ormai è sfumata.

Ricominciare non è mai indolore.  La storia, magistra vitae, di cui intrisa, insegna che quando un sistema non è più accettabile c’è bisogno di un cambiamento radicale, di una rivoluzione del pensiero e dell’atteggiamento.  E’ il momento fertile per prendere consapevolezza e sbattere fuori l’incapacità dalle tue porte.

Mara Morini

Categorie: libero contributo

Rassegna Stampa – Dopo la SASSATA che accade? CDA del Monte dopo gli stress test… Pianigiani chiarirà tutto…

21 ottobre 2014 Lascia un commento

La Rubrica di Jonathan LivingStone – Le tasse dimenticate dei Comuni

21 ottobre 2014 3 commenti

Mi spiacerebbe se la notizia sulla mancata assegnazione a Siena del ruolo di capitale della cultura del 2019 facesse passare in sordina una notizia apparsa sul “Il Sole 24 ore” del 20 ottobre 2014.

Il titolo dell’articolo a pagina 6 è: “Le tasse dimenticate dei comuni” e tratta dell’incasso delle entrate del titolo I e del titolo III (del bilancio dei comuni) nel periodo 2008-2012 da parte dei comuni italiani.

Nel testo si legge che ogni anno i comuni italiani in media incassano circa il 66% dei tributi, al riguardo riportiamo testualmente:”al Sud le percentuali scendono pesantemente mentre al Nord crescono anche di molto. Le eccezioni sono poche (Aosta è 88ª in classifica, Siena 77ª).

A proposito di Siena il tasso di riscossione è pari al 62,4% (inferiore alla media nazionale), il comune più virtuoso è Reggio Emilia con l’87,1% .

In sostanza significa che a Siena siamo in presenza di quasi il 40% di mancato pagamento dei tributi (evasione?); ogni ulteriore commento mi sembra superfluo.

The best is yet to come.
jl

Le tasse dimenticate dei Comuni

Categorie: libero contributo

Libero Contributo – Le nuvole che si sono addensate da tempo nel cielo della città e che non preannunciano nulla di buono

20 ottobre 2014 Lascia un commento

C’erano diversi scenari possibili dopo la bocciatura di Siena come capitale della cultura europea. È passata la vulgata di regime: il progetto di Sacco era il migliore, ma abbiamo perso per un “complotto”. Complotto ordito da un governo presieduto dal PD e dall’amico di corrente del Valentini (evidentemente conta poco) e dalla comunità europea. Gli altri scenari possibili, dopo la bocciatura, sarebbero potuti essere che i tecnici si fossero messi contro i politici e quest’ultimi contro i tecnici. Con la tesi del complotto si salvano tutti, e dalla sconfitta reale si passa alla vittoria virtuale. Parole d’ordine che sono partite all’unisono immediatamente dopo la bocciatura dando netta la sensazione che tutto fosse già preordinato, così come, il solito articolo giustificazionista del solito Barzanti nel Corriere della Sera pagina fiorentina. Un progetto che la giunta, nelle intenzioni del Valentini, vuole realizzare a tutti i costi.

Pierluigi Piccini

Pierluigi Piccini

E allora parliamone. Quanto è costato questo progetto? Di chi è la proprietà? Progetto che sarebbe bene sottoporre a falsificazione da parte di esperti del settore esterni, non legati agli attuali gestori, quelli che hanno perduto. Come si inserisce nelle priorità dell’amministrazione, quali altre realizzazioni verrano accantonate per l’eventuale realizzazione. In che tempi? Con quali soldi? Sembra difficile che la Regione possa onorare l’impegno dei quaranta milioni, che sarebbe meglio, a mio parere, metterli, se ci fossero, nel Santa Maria della Scala. Struttura, l’antico Spedale, che a breve avrà ulteriori gravi complicazioni economiche. Le difficoltà della Regione sono dovute ai recenti pesanti tagli del Governo che riguardano anche la sanità (cento milioni per l’ospedale), che si sommano agli interventi che Rossi dovrà fare per far fronte alle calamità naturali che hanno colpito la Toscana, il suo patrimonio culturale e purtroppo non solo quello. Si sa che le promesse elettorali sono volatili, ma ammettiamo che qualche soldino arrivi da Firenze, siamo sicuri che questa sia una vera priorità? I tagli governativi riguarderanno anche i comuni e le provincie. A fronte di tutto questo e senza i finanziamenti della comunità europea, è chiaro che la posizione del Valentini & C. serve solo a prendere tempo e a far passare la nottata. Una nottata che rimane molto agitata per le nuvole che si sono addensate da tempo nel cielo della città e che non preannunciano nulla di buono. Gli stress test per valutare la capacità patrimoniale del Monte sono alle porte e le dichiarazioni fatte dal Valentini e dal Guicciardini al tempo del recente aumento di capitale risultano per quello che sono: inutili! Grandinate si prevedono anche per la Sansedoni. Ben altro ci vorrebbe: una strategia che ci facesse capire effettivamente dove stiamo andando, e non viaggiare a vista come ormai avviene da alcuni anni. Sarebbe apprezzabile e giusto, che i responsabili politici e, quindi, i tecnici che ha scelto si presentassero dimissionari al consiglio comunale e producessero in questo modo una vera e propria verifica amministrativa. Verifica che, se fosse fatta senta pregiudizi, potrebbe aprire a forze e capacità oggi penalizzate. La città ha bisogno di un’alleanza vasta e competente per superare questo momento di difficoltà; il PD ha dimostrato, anche nella contingenza attuale, di non essere all’altezza della situazione. Ma mentre scrivo mi viene in mente quello che spesso mi diceva mio nonno: predicator che predichi il deserto non predicar per me che il tempo è perso.

Pierluigi Piccini

Categorie: libero contributo

La Rubrica di Daniele Magrini – I Sassi di Matera e le rovine di Siena

20 ottobre 2014 Lascia un commento

materaNon mi piace il day after della sconfitta di Siena per la capitale europea della cultura. Da una parte le certezze di navigati esperti di cose culturali, delle quali certamente si sono occupati tutta la vita, che ora si scagliano contro il dossier di candidatura senese, per poi invece buttarla in politica. Dall’altra i fiumi di parole di chi osanna Sacco e il suo progetto, che attribuisce a Matera una vittoria all’odor di petrolio-Tamoil e insinua che ci siano stati mezzucci e lobby nascoste dietro il successo nella corsa a capitale europea della cultura.

Certo il tema delle trivellazioni in Basilicata e’ sullo sfondo, e restare sul tema del petrolio, magari si, ma quanto agli intrallazzi, ricordiamoci sempre che Siena non può proprio dare lezioncine a nessuno, perché è affondata nell’intrallazzo politico-finanziario così esasperato da distruggere le risorse della città. Nè possiamo dimenticare che ci sono decine e decine di persone sotto inchiesta per reati attinenti ai centri di potere della città, compresa la Mens Sana. Ed è quella l’inchiesta che sta producendo sviluppi, i cui effetti saranno da verificare al momento dei processi.

Ma torniamo alla capitale europea della cultura e al confronto tra i dossier di Matera e quello di Siena, per cercare un approccio oggettivo alla sconfitta, ed esprimere ovviamente un’opinione personale, tra l’altro piena di dubbi su più fronti. Dal punto di vista della trama narrativa, il dossier di Matera è migliore. Il racconto che si snoda e’ più articolato, più avvincente. La descrizione della giornata senese che avvia il dossier di Siena non fa percepire nulla di una crisi profonda, ma proietta solo sogni di innovazione. Matera, invece, mette giù subito, a pagina 4, la carta vincente: «La candidatura può rappresentare un’opportunità unica per superare lo scetticismo e il senso di inferiorità secolari che hanno rallentato lo sviluppo del Sud Italia». Cioè, si ricorda anche all’Europa la necessità di un riequilibrio rispetto al meridione bistrattato e dimenticato. È questo il vero asso nella manica di Matera, che poi, con coerenza narrativa, passa dalla motivazione geopolitica generale, alla metafora simbolica locale: lo snodo fondamentale della sua contemporaneità, quando 50 anni fa, furono soprattutto i giovani a tornare ad abitare i Sassi, abbandonati, non considerandoli più rovine. Adesso Matera chiede aiuto all’Europa per abitare nel futuro, non più solo nel passato.

Per il resto, nel merito, il dossier di Matera fa acqua. Quando si entra nello specifico tecnico della progettazione, nel contenuto effettivo della proposta, ci troviamo di fronte ad una costruzione che si basa su due architravi non proprio straordinarie. Si legge a pagina 9 del dossier: «Il progetto poggia su due progetti chiave: l’Istituto Demo-Etno-Antropologico (I-Dea) e l’Open Design School». Il primo punta a mettere in rete gli archivi lucani, il secondo è una scuola di design che parte dall’esperienza del mobile imbottito. Chi voglia approfondire di più trova a pagina 57 la descrizione delle attività di questa scuola di design. C’è altro, ovviamente, nel dossier lucano, ma se la proposta di Matera erge a progetti simbolo queste due cose, un po’ di debolezza tecnico-scientifica nella proposta complessiva c’è.

Ecco, su questo piano meramente progettuale e tecnico, il dossier di Siena è migliore, più incentrato su una reale innovazione di sistema, più determinato nell’agganciare ad ogni progetto, non solo il relativo costo, ma anche la fattibilità. Insomma, la progettazione culturale che esprime, ai fini di creare posti di lavoro nel quadro di un’economia locale completamente rinnovata, è a mio parere più convincente e credibile. Fa comprendere meglio, il dossier senese, le 550 relazioni di partnerariato realizzate, la rete degli scambi di partnership in tutta Europa, le risorse disponibili.

Ecco, ora metabolizzata la sconfitta, è necessario passare al piano B: ci vuole una selezione dei progetti per realizzarli con le risorse promesse dalla Regione. Perché dopo che il dossier di Matera è stato preferito a quello di Siena, la vera sconfitta politica di Siena sarebbe non riuscire a creare posti di lavoro e non avere i soldi della Regione. Sarà la Fondazione Santa Maria della Scala a operare? L’importante è fare, e magari sfidare Matera su questo: quanti posti di lavoro saranno creati, in virtù dei progetti presentati, di qui al 2019. Questa sarà la vera sfida, da affrontare però con piena rottura con il passato.  E su questo fronte il dossier senese presenta un elemento di debolezza, forse dovuto alla traduzione dall’inglese. Si legge, timidamente, a pagina 91 del dossier senese: «il problema principale di Siena: uno scandalo finanziario ha provocato la crisi del Monte dei Paschi, lasciando la città orfana». Ha provocato? Cioè il Mps sarebbe in un certo senso vittima di uno scandalo finanziario? In realtà e’ ormai verità storica che è l’intrecciot ra Mps e politica (Pd in primo luogo, e poi i
trasversalismi alla Verdini) ad aver determinato la profonda crisi e lo scempio di Siena. Più avanti Il dossier a pagina 100, fa invece piena trasparenza, elencando i punti di forza e debolezza, rappresentando tutte le criticità, rispetto alla fattibilità dei progetti, a cominciare dal tema di fondo, sintetizzato con piena efficacia: «La grave crisi ha distrutto la fiducia della comunità senese verso la politica». Ecco, per tentare di ricostruirla questa fiducia – e sarà molto ma molto difficile, se continueranno a sussistere arroccamenti di bandiera e egoismi personalistici – ora non resta che creare posti di lavoro dai progetti per la capitale europea della cultura. Tanti e rapidamente. Per non perdere ancora e in attesa della verità piena e totale sullo scempio del passato.

Categorie: libero contributo

La Rubrica di Francesco – Credo che la cosa più costruttiva che si possa fare ora non sia ripartire dal bid book, ma restituire ai cittadini l’onere del coinvolgimento e dell’appartenenza

20 ottobre 2014 1 commento

Oggi non voglio commentare quello che è successo per il discorso capitale europea della cultura.
Quello che pensavo l’ho scritto ed è lì per leggerlo.
Poi ognuno la pensa come vuole e non ho nemmeno intenzione di cercare di convincere chicchessia.
Voglio invece fare un discorso diverso ed analizzare la situazione da un’altra prospettiva.
Partendo dal presupposto che ognuno difende lecitamente il proprio operato, specialmente quando fatto in buona fede, e che ognuno ha diritto a pensare che nella vita le occasioni siano per qualcuno una bella macchina, per qualcun’altro una bella donna, per altri ancora una bella vacanza, io vorrei invece pensare che un occasione per questa città avrebbe potuto essere una rinascita ed una pulizia che cominciasse dalla testa della gente e dall’operato della politica.
Ipotizzando che l’elemento 1 sia il più difficile da ottenersi e soprattutto, dato che è di natura culturale, bisognoso di tempo, vorrei rivolgere l’attenzione al 2.
Nell’ultimo anno, da quando s’è insediato il sindaco del dopo commissario, tutto quello che è stato fatto di tangibile in questa città a livello di politica è stato quello che si è fatto per cercare di vincere la CEC 2019.
Si è cioè perso 1 anno di tempo dietro ad un progetto che non era una sicurezza di riuscita, giustificando anche azioni e opere poco trasparenti in funzione di esso e tralasciando le 1000 altre necessità di una città stremata per il raggiungimento dell’unico obiettivo che l’avrebbe risollevata (???)
Io capisco di non essere all’altezza del pensiero di taluni, ma quando mi chiedevo in che modo la vittoria della CEC 2019 avrebbe riportato Siena a galla, intendevo dire questo.
Cioè: se nell’attesa di questo beato riconoscimento si continua a non prendere di petto certe problematiche e a lasciare nel vago anche l’unica risorsa rimasta, come si spera di poter realmente rilanciare l’economia in questo posto?
La giuria, pilotata o meno che fosse, ha riconosciuto all’unanimità ad un altro posto le peculiarità richieste. La giuria estera si badi bene. Quella italiana ha fatto 3 a 3 con Ravenna.
Può darsi che qui non avesse trovato anche quei minimi requisiti di base per eleggerla?
Al di là degli sfondoni storici o di sintassi del bid book, se qui manca anche solo la cartellonistica di base per le indicazioni, così come gli uffici al turismo ed altro e sono chiusi per troppi giorni l’anno anche luoghi sacri come il SMS, magari i giudici di provenienza europea, che addirittura nei loro paesi potrebbero essere abituati a vedere anche cose astruse come, chessò, piani regolatori in cui prima si sviluppa la viabilità e poi l’urbanistica….. potrebbero essere rimasti sfavorevolmente influenzati da una situazione come quella della nostra città in cui la cultura fino a ieri era un orpello fastidioso, pesante e magari anche inutilmente costoso…..chissà….
Comunque, tornando ai dati di fatto su cui vorrei ragionare, dico solo che questa candidatura a CEC 2019 ha veramente assorbito troppe energie, soprattutto dall’opposizione, nel vano tentativo di vincere.
Dopo tutto quello che è successo in questi anni, Siena ha bisogno di essere rinfrancata da un’azione importante di un’opposizione che spinga i cittadini a prendere coscienza, a scendere in piazza per i propri diritti e alla bisogna a mettere all’indice i responsabili.
Ci sono ancora pseudo giornalisti che parlano di altro davanti agli avvisi di garanzia a personaggi illustri e poi magari ti mettono il “mi piace” e condividono opinioni.
Intendiamoci, è vero che anche chi la pensa diametralmente opposto può essere d’accordo su qualcosa, però mi sa sempre di atto strumentale pro domo qualcuno o qualcosa.
Io credo che la cosa più costruttiva che si possa fare ora non sia ripartire dal bid book, ma restituire ai cittadini l’onere del coinvolgimento e dell’appartenenza.
In tutti questi anni la politica locale ha solo cercato di svuotare di contenuti la città.
Abbattendosi in primisi sull’azione di controllo locale delle contrade e sui loro contenuti e poi drogando la gente con l’illusione che anche stando alla tv a grattarsi la pancia i soldi ed il benessere piovessero a catini.
NON E’ COSi?!
Bisogna darsi da fare!
Per quanto riguarda la cultura, aprite ai cittadini la possibilità di fare proposte si, ma anche di vederle realizzate, sennò se si parla di condivisione ma poi si fa sempre quello che dicono i soliti, la condivisione è a chiacchiere!
Facciamo una gara pubblica per vedere se qualche senese ha una ricetta verosimile per rilanciare l’enoteca, il SMS, la pinacoteca, l’università, l’ospedale, la FMPS…..magari viene fuori qualche emiro! non lo so, ma almeno si prova ad uscire da quel 1% di coinvolti sempre e comunque che si scambniano le nomine a rotazione.
In bocca al lupo

Categorie: libero contributo

Rassegna Stampa – BID BOOK gli orrori di ortografia e gli errori storici… Zero in Condotta… Teniamoci Sacco?

20 ottobre 2014 Lascia un commento

Dopo una breve pausa dovuta ad impegni familiari ecco la nuova rassegna stampa… Partiamo dagli ORRORI del BID BOOK un libro che pare scritto da un bambino delle elementari il nostro Dr. J. Iccapot nel parla nel suo blog e io ve lo propongo

sotto il commento del Dr. J. Iccapot

Sono solo a pagina 7 (la prima con del testo) del bid-book che hai messo online. Ho la penna rossa e blu in mano e già ho fatto diverse sottolineature al testo dello svolgimento del temin ma una domanda mi è nata spontanea: chi ha scritto il documento ha mai visto la statua di Sallustio Bandini?

Il testo riporta (colonna di destra, primo capoverso):
“Nel centro della piazza, la statua di Sallustio Bandini: un naso appuntito e uno sguardo severo, con una mano trattiene la veste di pietra, con l’altra la Lettera di Cambio.”

La Lettera di Cambio???????
Ma che statua hanno visto? La statua del Datini a Prato?
E chi lo ha riletto (dubito che sia successo, visto la grammatica e la sintassi già offese nella prima paginetta) questo piccolissimo particolare non l’ha notato?

Ignoranti!!!!
Bandini ha nella destra il suo libro “Discorso sulla Maremma di Siena” e addita, col pollice, la famosa sentenza, che per migliorare le sorti di quella provincia “bisognava dilatarle il cuore con qualche respiro di libertà.”

Altro che capitale della Cultura, c’è gente che non sa neppure dove vive!!!

Siena: oculo per oculo

Il latino della domenica – 87

Siena: lo splendido splendore splendente

ZERO IN CONDOTTA

LA STATEGIA POLITICO-CULTURALE CHE HA PORTATO GIOVANNA BARNI A SEDERSI NEL CONSIGLIO DELLA CHIGIANA

CEC 2019. Piccini: “Sacco e il progetto”

CEC 2019. Tucci risponde alle critiche

La domenica del villaggio: Matera, Bisi e Fossati

La sassata di Matera ( e Bisi Stefano)

MATERA VINCE: TOTARO PRESENTA UNA INTERROGAZIONE IN PARLAMEN…

VALENTINI: “HA VINTO IL CANDI…

CLARICH PRESIDENTE DI ACCADEMIA MUSICALE CHIGIANA

La plumbea mediocrità che affossa le istituzioni senesi

Ecco quanto è “trasparente” l’amministrazione Valentini. Leggete, è tutto agli atti

Valentini invoca una smentita, ed arriva una conferma

Avanti popolo, che s’accontenta / color magenta, color magenta…

La Mens Sana travolge Torino: 81-48

Pianese-Siena 1-1

Pianese – ROBUR SIENA 1-1. Le castagnelle

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 395 follower